L’uomo digitale

In questo momento siamo affetti da un grave attacco di pessimismo economico. […]. Quello di cui soffriamo non sono acciacchi della vecchiaia, ma disturbi di una crescita fatta di mutamenti troppo rapidi, e dolori di riassestamento da un periodo economico a un altro. L’efficienza tecnica è andata intensificandosi con ritmo più rapido di quello con cui riusciamo a risolvere il problema dell’assorbimento della manodopera“, John M. Keynes, “Prospettive economiche per i nostri nipoti“, Madrid, 1930. Se ci si sofferma a riflettere su questa citazione dell’economista è impossibile non notare come il dualismo tra l’innovazione tecnologica e il suo impatto sul modo del lavoro sia un tema da sempre dibattuto. In molti si sono posti e hanno provato a rispondere alla domanda: come sarà il lavoro del futuro? Il fatto che la tecnologia abbia eliminato vecchie mansioni è pressoché incontrovertibile. Ne è un esempio la diffusione, a partire dai primi anni ’80, di robotica e informatica nelle officine. Ai robot e all’automazione sono stati demandati i compiti più gravosi in catena di montaggio, con la garanzia di una maggior ripetibilità delle operazioni eseguite. L’informatica ha permesso una più controllata gestione di tempi, metodi, processi. Ma nel contempo sono nate nuove figure professionali, affidatarie di incarichi di controllo e pianificazione della produzione o di programmazione delle macchine. Lavori non manuali, ma fondamentali per l’ambiente produttivo. Una parte integrante della fabbrica. Il punto chiave emerge dagli articoli di Luca De Biase (cui si rimanda per un approfondimento), recentemente pubblicati in un dossier de Il Sole 24 Ore intitolato “Il lavoro del futuro“: “L’innovazione comporta la scomparsa di incarichi obsoleti, ma la mancanza di innovazione ha un effetto ancor più deleterio sull’occupazione, in quanto solo l’innovazione può creare nuove imprese, professionalità e posti di lavoro“.

Ampio spazio al ruolo dell’uomo nella fabbrica del futuro è stato dedicato da Michele Rossi e Marco Lombardi nel loro ultimo libro “La Fabbrica Digitale, Guida all’Industria 4.0“, Tecniche Nuove, 2017. Se si concentra l’attenzione sulla produzione digitalizzata, molti sono i cambiamenti attesi. Le principali tecnologie abilitanti dell’Industria 4.0 (macchine di produzione sensorizzate e interconnesse, comunicanti in rete, con grandi quantità di dati disponibili da gestire con sistemi Big Data e cloud) permetteranno ai responsabili di produzione di avere una visione completa e interattiva del processo, mediante l’utilizzo di app, interfacce grafiche e dispositivi mobili. Gli operatori in produzione interagiranno con le macchine con minor lavoro manuale ma con sempre più funzione di verifica e controllo. Anche in questo caso con l’aiuto non solo di dispositivi mobili e interattivi, ma utilizzando un’altra tecnologia tipica della Fabbrica digitale, ovvero la realtà aumentata. Citando lo scritto di Rossi e Lombardi, l’uomo in produzione deve avere una grande confidenza con gli strumenti digitali, costanza nel tenere sotto controllo tutto il processo produttivo, elasticità mentale per saper valorizzare tutti i dati che ha a disposizione, capacità di interagire e lavorare in squadra e forte attitudine al problem solving”. Sicuramente è necessario sviluppare una certa cultura dell’innovazione. Ma il ruolo che ci aspetta in produzione è, comunque, ancora centrale. Nonostante la tecnologia.

di Paolo C. Priarone

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