Responsabilità per infortunio e qualifica di datore di lavoro

macchina vendemmia«Secondo un consolidato orientamento di questa Corte di legittimità, anche i terzi, quando si trovano esposti ai rischi di un’attività lavorativa, devono ritenersi destinatari delle norme di prevenzione per cui non rileva che a infortunarsi sia stato un lavoratore subordinato, un soggetto a questi equiparato o, addirittura, una persona estranea all’ambito imprenditoriale, purché sia ravvisabile il nesso causale con l’accertata violazione». Infatti, «anche i terzi, quando si trovino esposti ai pericoli derivanti da un’attività lavorativa da altri svolta nell’ambiente di lavoro, devono ritenersi destinatari delle misure di prevenzione. Sussiste, pertanto, un cosiddetto rischio aziendale connesso all’ambiente, che deve essere coperto da chi organizza il lavoro». Il principio riportato è stato espresso dalla Corte di Cassazione Penale, Sez. IV, nella sentenza n. 36438 dell’1 settembre 2014, emessa in relazione a una fattispecie in cui in cui il gestore di una azienda agricola era stato chiamato in giudizio per rispondere del reato di lesioni colpose gravissime, aggravate dalla violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro, in danno a un dipendente. Quest’ultimo mentre «stava lavorando alla macchina “pompa per mosti”, spingendo con le mani l’uva dallo scivolo di metallo verso la tramoggia della pompa, veniva afferrato dall’organo lavoratore della pompa (coclea) al braccio destro, riportando gravi lesioni consistite in una frattura all’avambraccio destro con ampia ferita lacero contusa, con conseguente amputazione dello stesso avambraccio».

Nel corso dei giudizi di merito, si era accertato che «la macchina all’atto dell’infortunio risultava priva della griglia di protezione ed, al fine di permetterne il funzionamento in assenza di tale dispositivo di sicurezza, risultavano inserite due chiavi supplementari (non solidali ad alcuna parte della macchina), atte a escludere i dispositivi elettrici di sicurezza della macchina». Dagli atti, emergeva inoltre che «la macchina era stata installata da due dipendenti nel piazzale dell’azienda agricola, sin dalla mattina per le operazioni di vendemmia e che l’infortunato, giunto nel pomeriggio, chiedendo se vi fosse bisogno di aiuto per la vendemmia, aveva iniziato subito a operare alla pompa». A seguito di giudizio, la Corte d’Appello di Firenze in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Pistoia, sostituiva la pena della detenzione inflitta all’imputato in primo grado, con quella di 418 euro. Chiamata a intervenire la Cassazione nel sancire il principio sopra riportato, ha rigettato il ricorso e condannato il gestore dell’azienda al pagamento delle spese processuali. Nel rigettare il ricorso la Suprema Corte ha inoltre precisato che nel caso di specie, «non può porsi in dubbio che l’imputato, per il ruolo rivestito, avesse la posizione di garanzia (datore di lavoro) che gli imponeva di adottare, o controllare che fossero adottate, le cautele omesse e che hanno determinato l’evento» e nel sottolineare questo punto ha ripreso un orientamento di legittimità secondo il quale «in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, la posizione di garanzia del datore di lavoro, è inderogabile quanto ai doveri di vigilanza e controllo per la tutela della sicurezza, in conseguenza del principio di effettività, il quale rende riferibile l’inosservanza alle norme precauzionali a chi è munito dei poteri di gestione e di spesa».

di Silvia Ceruti

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