Infortunio: la responsabilità non è sempre del datore di lavoro

infortunio cantiereDurante la fornitura di calcestruzzo in un cantiere edile, il manovratore di un’autopompa rimaneva folgorato a causa del contatto dell’attrezzatura con una linea elettrica posta nelle immediate vicinanze.

Instauratasi la causa, in primo grado veniva esclusa la responsabilità del committente, dell’appaltatore e del fornitore del calcestruzzo, datore di lavoro dell’infortunato. Unico responsabile dell’accaduto veniva dichiarato il lavoratore perché contravvenendo alle indicazioni fornitegli dagli organizzatori (esecuzione delle operazione a distanza non inferiore a cinque metri), aveva deciso di effettuare il lavoro, adoperando modalità diverse da quelle in precedenza adottate e posizionando l’autopompa non sulla strada, e quindi in luogo distante dalla linea elettrica, ma in prossimità di questa, causando il contatto e quindi la scarica elettrica che lo aveva folgorato. Decisione in primo grado poi confermata in appello, in cui si è ribadito che l’infortunio si era verificato a causa di un comportamento imprevedibile e abnorme del lavoratore. Rigettato anche il ricorso degli eredi che rilevavano l’errata esclusione di responsabilità, anche a titolo di concorso, del datore di lavoro, nonostante la violazione al preciso dovere di sorveglianza e controllo dell’attività del dipendente in occasione dell’infortunio lavorativo. Più precisamente, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9661 del 13 giugno 2012, ha chiarito che “le norme dettate in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, tese ad impedire l’insorgenza di situazioni pericolose, sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza ed imprudenza dello stesso, con la conseguenza che il datore di lavoro è responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente, non potendo attribuirsi alcun effetto esimente, per l’imprenditore, all’eventuale concorso di colpa del lavoratore, la cui condotta può comportare, invece, l’esonero totale del medesimo imprenditore da ogni responsabilità quando essa presenti i caratteri della abnormità, inopinabilità ed esorbitanza, necessariamente riferiti al procedimento lavorativo ‘tipico’ e alla direttive ricevute, così da porsi come causa esclusiva dell’evento”. Situazione quella descritta rinvenibile nella fattispecie in esame ove “i giudici di merito hanno accertato che, in presenza di una acclarata situazione di pericolo esistente al momento dell’infortunio e consistente nella elusione della distanza di sicurezza dalle linee elettriche aeree, tale elusione era dovuta all’iniziativa del lavoratore, la cui condotta, peraltro, si era rivelata del tutto ‘atipica’, rispetto al procedimento lavorativo seguito ordinariamente, per la stessa fornitura e per la stessa manovra da eseguire nel medesimo cantiere, essendo emerso, in particolare, che il lavoratore già nei giorni precedenti si era recato con il datore di lavoro presso il cantiere per effettuare un sopralluogo ed era stato impegnato, insieme allo stesso datore di lavoro e ad altro operaio, per la medesima incombenza della fornitura del calcestruzzo mediante un’autopompa, ma in tali occasioni l’operazione era stata espletata collocando la macchina su un lato diverso del cantiere, a distanza di sicurezza dalla linea dell’alta tensione che già era stata notata nei giorni precedenti“.

di Silvia Ceruti

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