Infortunio sul lavoro: responsabilità del datore di lavoro

Riportiamo una serie di sentenze che forniscono chiare indicazioni di come la giurisprudenza degli ultimi anni, si pone in materia di responsabilità del datore di lavoro in caso di infortunio.

 

Se la macchina è marcata CE

In relazione all’infortunio di un lavoratore che introduceva una mano in una tramoggia di carico, sprovvista di protezione all’imbocco, la Corte di Cassazione Penale, Sezione IV, con la sentenza n. 7294 del 23 febbraio 2010, ha statuito che «il grave infortunio si è verificato a causa della condotta dell’imputato, datore di lavoro, che avrebbe dovuto prendere tutte le iniziative possibili al fine di garantire agli addetti al macchinario di lavorare in condizioni di sicurezza». Più precisamente, secondo i giudici l’esenzione di responsabilità del datore di lavoro non può essere esclusa dalla presenza di una dichiarazione CE di conformità del macchinario se il vizio del macchinario, lungi dall’essere occulto e invisibile, era addirittura evidenziato dal costruttore. In tal senso, si è posta anche la Corte di Cassazione Penale, Sezione IV, con la sentenza n. 1226 del 18 gennaio 2011, relativa all’infortunio di un «lavoratore che, per pulire la zona di avvolgimento del filo, introduceva una mano tra la bobina di avvolgimento e il contro rullo, rimanendo impigliato con il guanto e trascinato». In relazione all’incidente descritto, i giudici hanno statuito che «a nulla rilevava che il macchinario fosse munito di certificato di conformità, avuto riguardo agli obblighi del datore di lavoro, ivi compreso quello della verifica del macchinario utilizzato». In poche parole, secondo la Corte a nulla rileva la marcatura CE che infatti, non esonera da responsabilità, se viene accertata la non conformità della macchina ai requisiti di sicurezza.

 

Se il lavoratore contribuisce al verificarsi dell’infortunio e la macchina presenta vizi di costruzione

Un lavoratore a seguito del contatto con una parte mobile pericolosa di una macchina sprovvista di protezione si era infortunato. Con l’esame dei fatti si era accertato che l’infortunio «era derivato dal comportamento scorretto del lavoratore» e che la macchina «era stata acquistata ritenendola, in buona fede, conforme alle norme di legge». Intervenuta sul caso, la Corte di Cassazione Penale, Sezione III, con la sentenza n. 32426 del 4 luglio 2011, ha chiarito che «le macchine messe a disposizione dei lavoratori devono essere dotate di dispositivi di sicurezza, idonei a proteggere l’addetto anche nel caso di condotta negligente o imprudente del lavoratore. L’assoluta sicurezza deve essere accertata prima che la macchina sia messa in funzione». In particolare, «già all’atto dell’acquisto il datore di lavoro ha l’obbligo di verificare il rispetto dei requisiti di sicurezza provvedendo, se necessario, ad applicare i dispositivi di sicurezza mancanti o a integrare quelli già esistenti se questi si presentano in maniera evidente insufficienti». Sulla stessa scia qualche anno prima, la Corte di Cassazione Penale, Sezione IV, con la sentenza n. 45335 del 5 dicembre 2008, in relazione al caso di un infortunio a un lavoratore che aveva introdotto un braccio in una zona pericolosa di una macchina mentre un collega abbassava parte della stessa, aveva sottolineato come «eventuali concorrenti profili colposi addebitabili al fabbricante non elidono il nesso causale tra la condotta del datore di lavoro e l’evento lesivo al lavoratore, nel caso in cui venga introdotta in azienda e messa a disposizione del lavoratore, una macchina che, per vizi di costruzione, possa essere fonte di danno per le persone».

di Silvia Ceruti

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