Infortunio ad una macchina: se il responsabile è il lavoratore

Diversi sono i principi espressi dalla Corte di Cassazione Civile, Sezione lavoro, con la sentenza n. 20597 del 22 novembre 2012, in relazione all’infortunio di un lavoratore che aveva manomesso i dispositivi di protezione della macchina fresatrice, con cui stava effettuando un’operazione di “scorniciamento” di un pannello di legno massiccio. Più precisamente, il lavoratore benché avesse provveduto a montare correttamente la macchina dotandola degli appositi dispositivi di sicurezza, al fine di fresare la parte sagomata del pannello di legno, aveva tolto una guida ed il relativo archetto di protezione, consentendo quindi alla mano di venire in contatto con una parte pericolosa della macchina.

Chiamata a giudicare la fattispecie, la Suprema Corte ha innanzitutto chiarito che va totalmente esclusa la responsabilità del datore di lavoro «se l’infortunio, accaduto a lavoratore normalmente esperto, trovi causa in una manovra dello stesso estremamente pericolosa e non necessaria per l’esecuzione del compito affidatogli, poiché l’elevata pericolosità di tale condotta ne comporta la imprevedibilità in un lavoratore di normale esperienza».

La Cassazione ha inoltre messo in evidenza che «l’obbligo del datore stesso di vigilare affinché siano impediti atti o manovre rischiose del dipendente nello svolgimento del suo lavoro e di controllare l’osservanza da parte dello stesso delle norme di sicurezza e dei mezzi di protezione, non comporta una continua vigilanza nell’esecuzione di ogni attività né il dovere di affiancare un preposto ad ogni lavoratore impegnato in mansioni richiedenti la prestazione di una sola persona, o di organizzare il lavoro in modo da moltiplicare verticalmente i controlli fra i dipendenti, richiedendosi solo una diligenza rapportata in concreto al lavoro da svolgere, e cioè alla ubicazione del medesimo, all’esperienza e specializzazione del lavoratore, alla sua autonomia, alla prevedibilità della sua condotta, alla normalità della tecnica di lavorazione».

di Silvia Ceruti

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