Attività lavorative pericolose e aggiornamento tecnologico

L’art. 2087 cod.civ. intitolato «Tutela delle condizioni di lavoro», dispone che «l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutela dell’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro». Ed è proprio relativamente all’obbligo di aggiornamento ex art. 2087 dei soggetti responsabili delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro alle più attuali conoscenze tecniche, che si occupa la sentenza n. 104 del 4 gennaio 2011, della Corte di Cassazione penale, Sezione IV. Più precisamente, si legge nel provvedimento che «nell’esercizio di attività lavorative pericolose, il datore di lavoro è tenuto a realizzare il più spinto aggiornamento tecnico su base mondiale prima ancora che si verifichi l’infortunio, indipendentemente da eventuali carenze normative di settore, non ancora adeguate alla migliore tecnica, ovvero da rassicurazioni di organi tecnici». Secondo i giudici infatti, «chi è professionalmente tenuto, deve provvedere a un continuo e completo aggiornamento tecnico indipendentemente da eventuali carenze di normative di settore, non ancora adeguate alla migliore tecnica».

Il principio riportato è stato espresso in relazione a una fattispecie in cui i soggetti preposti non hanno valutato un rischio che benché poco conosciuto si sarebbe comunque potuto individuare, se fosse stato fatto riferimento a studi scientifici pubblicati e a noti risultati di ricerca.

di Silvia Ceruti

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