Internazionalizzazione: la grande opportunità

Luigi Galdabini, amministratore delegato della Galdabini SpA, presidente Ucimu-Sistemi per Produrre, e presidente del Gruppo aziende meccaniche di Univa, associazione degli industriali della provincia di Varese

I dati diffusi dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu-Sistemi per Produrre fotografano una situazione di contrazione del consumo domestico cui le imprese italiane hanno finora risposto incrementando la propria attività all’estero. Estero che, pur rappresentando una grande opportunità, non è comunque per molte aziende ancora un passo facile ed immediato. E in questa direzione Ucimu da tempo assiste i propri associati coinvolgendoli in iniziative atte ad agevolare un concreto processo d’internazionalizzazione. «La forte propensione all’internazionalizzazione delle imprese italiane – ha dichiarato Galdabini, presidente Ucimu – Sistemi per Produrre – in certi casi esasperata proprio per sfuggire alla morsa del mercato interno ancora inappetente, deve trovare anche giusto riconoscimento in un provvedimento premiante quale l’abbattimento dell’Irap, per la parte afferente al lavoro, per la quota pari al rapporto export su produzione dell’azienda».


Serve ossigeno per riattivare l’economia reale

“Riteniamo anche – ha continuato lo stesso Galdabini – che l’introduzione del sistema di minibond, recentemente deliberato dalle autorità di governo, possa essere un giusto strumento per favorire la strutturazione patrimoniale delle imprese italiane.”  Ma la mancanza di disponibilità finanziaria, pur essendo uno dei principali problemi del sistema economico italiano, non è purtroppo l’unico. Ad esso si affiancano difficoltà oggettive per fare impresa. «Il sistema-paese – ha aggiunto Luigi Galdabini – appare oggi come oggi ingessato, senza una vera e propria politica industriale. Occorre d’altro canto stimolare e supportare in tutti i modi gli strumenti che possano facilitare le nostre attività. E parlo sia da presidente di Ucimu, sia da imprenditore. L’azienda,come già accade in altri paesi, dev’essere vista come una risorsa da preservare, con certezze di diritto e dovere, senza impedimenti. Impedimenti che tra l’altro bloccano alla fonte anche potenziali investitori esteri». In altre parole l’ossigeno garantito da questi tipi di interventi dedicati, potrebbe senza dubbio riattivare il tanto agognato flusso di liquidità nel sistema dell’economia reale. Lo stesso deve giocoforza, per non risultare vano, essere altresì affiancato anche da una politica economica strutturata, orientata a stimolare la ripresa di fiducia presso i consumatori a tutti i livelli della filiera produttiva.

Una svolta verso il 2015

«In questo senso – ha precisato Luigi Galdabini – il ripristino di piani di intervento strutturali e infrastrutturali, da parte di realtà private e pubbliche, rappresenta il primo passo per rilanciare l’economia nazionale, sostenendo la ripresa degli investimenti in beni strumentali, per i quali è auspicabile che si preveda l’attivazione del sistema degli ammortamenti liberi». Ma quali le previsioni? Da questa seconda metà del 2013 e, con maggior forza durante il 2014, si dovrebbe realmente assistere a un consistente ripresa (sperando sia quella definitiva). «Secondo i dati rielaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu – ha concluso Galdabini – a partire dallo studio di Oxford Economics, nel periodo compreso tra il 2011 e il 2015, il consumo mondiale di macchine utensili crescerà del 45% fino a raggiungere il valore record di 88,6 miliardi di euro». Quarti al mondo come produttori e terzi per export, i costruttori italiani guardano così al prossimo triennio con fiducia, ma per arrivarci devono dare un svolta a un presente che appare ancora complesso e irto di difficoltà.

 

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