Assemblea Federmacchine

Assemblea annuale Federmacchine

In occasione dell’annuale assemblea di Federmacchine, quest’anno incentrato sul tema “Quale futuro per il manifatturiero italiano?”, è emerso  un bilancio positivo dell’industria italiana che, nel 2011, ha consolidato la ripresa avviata nel 2010. Secondo i dati la

Giancalro Losma – Presidente Federmacchine

produzione è cresciuta, a 37,9 miliardi di euro, segnando un +11,8% rispetto al 2010. In virtù di questo incremento, il valore della produzione è tornato sui livelli 2006. Si conferma principale motore della crescita l’export che, salito del 17,1%, si è attestato attorno al valore di 26,7 miliardi di euro. Principali mercati di sbocco del Made in Italy sono risultati: Germania (2,4 miliardi di euro +22%), Francia (2,3 miliardi +23%), Cina (2,2 miliardi di euro +6%), Stati Uniti (1,9 miliardi +42%). Sostanzialmente stabile il mercato interno anche se in lieve crescita con un +1,1%, pari a 11,2 miliardi di euro. Consapevoli dei limiti e del ridimensionamento del mercato interno, i costruttori italiani hanno ovviamente orientato la propria attività all’estero. A conferma di ciò è il dato di evoluzione della quota di export sulla crescita della produzione, in dieci anni, di dieci punti percentuali fino a toccare nel 2011, il 70,4%. «Alla luce di questi dati – ha affermato Giancarlo Losma, presidente Federmacchine – appare evidente che l’industria italiana del comparto ha saputo rispondere propositivamente ai venti di crisi affiancata, in questo, dalla federazione che opera per supportare le imprese nel processo di sviluppo e per rappresentare le istanze delle aziende del settore».

Distribuzione geografica percentuale delle vendite del Made in Italy

«Nell’ultimo anno, anche in ragione delle criticità indotte dal contesto    – ha aggiunto Losma – Federmacchine è più volte intervenuta per sottolineare esigenze e proposte di interesse per le imprese del settore e, indirettamente, per l’intero manifatturiero del paese».

«In particolare, esprimiamo soddisfazione per la re-introduzione dell’ICE, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, finalmente ripristinata dopo l’illogica soppressione di un anno fa».

«Con riferimento invece al decreto sviluppo – ha proseguito Losma – in merito al tema del sostegno all’internazionalizzazione, consideriamo anche un nostro successo l’inserimento del provvedimento secondo il quale sarà approntata una razionalizzazione delle risorse concentrando le disponibilità di finanziamento per le iniziative di internazionalizzazione presso consorzi e presso le associazioni di categoria considerato che sono proprio queste ultime a conoscere approfonditamente le esigenze delle imprese che rappresentano».

«D’altra parte accogliamo con favore il provvedimento che riguarda la possibilità per le Pmi di servirsi di nuovi strumenti di debito attraverso i quali potranno rafforzare la propria struttura patrimoniale e finanziaria, favorendo così l’accesso al credito delle imprese oggi particolarmente difficile anche a causa delle restrizioni imposte da Basilea 3».

«A fronte degli spunti interessanti contenuti nel decreto sviluppo riteniamo invece più debole l’intervento in favore della ricerca e sviluppo, attività indispensabile, specie in questo momento, per le imprese italiane che vogliono mantenersi competitive sul mercato globale. D’altro canto Federmacchine prosegue nella Sua attività e sottolinea alle autorità di governo la necessità di introdurre provvedimenti atti a favorire la ripresa del consumo domestico di beni strumentali. La debolezza del mercato domestico necessita a nostro avviso di un programma strutturato di interventi che permettano il riavvio del consumo. Consapevoli delle difficoltà indotte dal contesto, i costruttori richiedono comunque l’inserimento nel decreto del provvedimento strutturale di liberalizzazione degli ammortamenti per beni strumentali attraverso il quale le imprese utilizzatrici potrebbero ripartire le quote di ammortamento del bene acquistato in tempi più brevi, posticipando il carico di imposte dovute allo stato. Oltre a ciò sarebbe auspicabile il ripristino temporaneo della misura che permette la detrazione dal reddito imponibile pari al 50% del valore degli investimenti effettuati in nuovi macchinari. Queste misure funzionerebbero quali motori per la ripresa del manifatturiero nel complesso».

«D’altra parte – ha concluso Giancarlo Losma – la forte pressione fiscale rende difficile fare impresa. Comprendendo la necessità di mantenere questa linea per garantire ordine nei conti pubblici (purché essa sia scelta temporanea), i costruttori di machinery propongono l’abbattimento dell’Irap sul personale per una quota pari al rapporto export/fatturato dell’impresa, con l’obiettivo di premiare le imprese più virtuose e di stimolare il processo di internazionalizzazione di quelle che ancora sono fortemente orientate a operare sul mercato nazionale»

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here