Assemblea UCIMU

L'industria italiana della macchina utensili cresce, ma solo grazie all'export

Nel 2011, l’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione ha ben risposto alle difficoltà indotte dal contesto, confermandosi ai vertici delle graduatorie mondiali ove occupa la quarta posizione tra i produttori e la terza tra gli esportatori. Il deciso incremento della produzione, cresciuta del 13,5%, a 4.762 milioni di euro, è stato determinato dall’ottima performance delle esportazioni che hanno raggiunto il valore di 3.260 milioni di euro, il 25,2% in più rispetto all’anno precedente. Di differente tenore l’andamento delle consegne dei costruttori sul mercato interno che, scese del 5,7%, non sono andate oltre i 1.502 milioni di euro. Negativa anche la valutazione sull’andamento del consumo domestico, che, nonostante un incremento del 3,4%, resta assai debole fermandosi a quota 2.551 milioni di euro.

Questo, in sintesi, il bilancio 2011 che è stato illustrato ieri mattina da Giancarlo Losma, presidente UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili robot e automazione, in occasione dell’assemblea annuale cui è intervenuto Ferruccio De Bortoli, direttore de Il Corriere della Sera. La discrepanza tra l’andamento della domanda domestica e quello della domanda internazionale emerge ancora più chiaramente dai dati di previsione elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE. Secondo le previsioni, nel 2012, la produzione crescerà, del 4,9% rispetto all’anno precedente, a 4.995 milioni di euro. Le esportazioni raggiungeranno il valore record di 3.660 milioni di euro, il 12,3% in più rispetto al 2011. Al contrario, le consegne dei costruttori italiani sul mercato interno registreranno un arretramento dell’11,1% fermandosi a 1.335 milioni di euro, penalizzate dalla contrazione del consumo che scenderà, del 4,2%, a 2.445 milioni. Con riferimento all’export, nel 2011, la Cina si è confermata primo mercato di destinazione del made in Italy di settore, seguita da Germania, Stati Uniti, Francia, Brasile, Russia. Anche l’ultima rilevazione export disponibile, relativa al periodo gennaio-marzo 2012, vede la Cina stabilmente al primo posto nella graduatoria dei paesi di sbocco dell’export italiano di settore, con un incremento del 30,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Seguono gli Stati Uniti (+96,4%), Germania (-13,3%), India (-2,1%), Russia (+92%), Francia (+0,8%). “Dall’analisi dei dati elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE – ha affermato Giancarlo Losma – appare evidente che i positivi risultati siano frutto, esclusivamente, dell’ottimo andamento delle esportazioni. Ciò che invece preoccupa i costruttori italiani è la riduzione delle vendite sul mercato interno: le piccole imprese del comparto, quelle dimensionate per operare soltanto sul territorio locale, rischiano il collasso”. “Senza dimenticare – ha proseguito il presidente di UCIMU – che mancato o scarso investimento in tecnologia di produzione nel nostro paese significano arretramento del sistema manifatturiero italiano a tutti i livelli della filiera produttiva. Un fenomeno pericolosissimo anche perché in antitesi con la forte spinta allo sviluppo messa in atto da numerosi paesi emergenti o emersi.” “Per questa ragione accogliamo con favore il corposo programma di riforme varato dal governo così come lo sforzo prestato per la stesura del decreto sviluppo, in particolare ove rende disponibili alle Pmi nuovi strumenti di debito, ma crediamo che quest’ultimo debba essere integrato con misure che possano favorire il rilancio del consumo domestico di tecnologia produttiva”. Consapevoli delle difficoltà indotte dal contesto, i costruttori richiedono comunque l’inserimento nel decreto del provvedimento strutturale di liberalizzazione degli ammortamenti per beni strumentali attraverso il quale le imprese utilizzatrici potrebbero ripartire le quote di ammortamento del bene acquistato in tempi più brevi, posticipando il carico di imposte dovute allo stato. Oltre a ciò sarebbe auspicabile il ripristino temporaneo della misura che permette la detrazione dal reddito imponibile pari al 50% del valore degli investimenti effettuati in nuovi macchinari. Queste misure funzionerebbero quali motori per la ripresa del manifatturiero nel complesso”. “D’altra parte – ha concluso Losma – la forte pressione fiscale rende difficile fare impresa. Comprendendo la necessità di mantenere questa linea per garantire ordine nei conti pubblici (purché essa sia scelta temporanea), i costruttori di macchine utensili propongono l’abbattimento dell’Irap sul personale per una quota pari al rapporto export/fatturato dell’impresa, con l’obiettivo di premiare le imprese più virtuose e di stimolare il processo di internazionalizzazione di quelle che ancora sono fortemente orientate a operare sul mercato nazionale”.

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